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Strategia di sicurezza interna : verso un percorso comune UE-USA ?

L’8 e 9 dicembre scorsi si é tenuto a Washington il consueto incontro semestrale fra i responsabili ministeriali per la giustizia e gli interni USA e UE. Janet Napolitano del Department of Homeland Security (DHS) e l’Attorney General del Dipartimento della giustizia Eric Holder hanno discusso con la Presidenza dell’Unione europea e le due Commissarie Viviane Reding e Cecilia Malmstrom delle iniziative transatlantiche in corso o progettate per prevenire o combattere il terrorismo e la criminalità organizzata.

Nel corso dell’incontro si é confermato il ruolo egemone e ispiratore dell’Amministrazione USA nei confronti dell’UE quando questa si appresta a definire e mettere in opera una Strategia europea di sicurezza interna (ISS) (1). Non si tratta solo di una sincronizzazione nei tempi visto che il Consiglio Giustizia e Affari interni tenutosi Toledo a febbraio di quest’anno l’ha dottata negli stessi giorni in cui l’Amministrazione USA approvava la Quarta revisione della propria strategia di sicurezza interna (2); si tratta anche di una progressiva coincidenza degli obbiettivi come del resto é logico avvenga fra paesi alleati che collaborano quotidianamente in tutti i campi dall’intelligence, alla lotta al riciclaggio, alla lotta contro la droga. Figurano cosi’ nella ISS europea anche la lotta al Cybercrimine, le misure a tutela della sicurezza dei voli e dei cargo, all’utilizzo dei dati personali finanziari e dei passeggeri aerei, obbiettivi ripresi in particolare nella recente Comunicazione (3) presentata dalla Commissione per la sua attuazione

Il fatto é che se per gli USA gli obbiettivi corrispondono a quanto richiesto dal Congresso che per alcuni é anche più esigente della stessa Amministrazione tanto sotto la gestione Bush che sotto quella attuale di Obama (per esempio in materia di controllo delle frontiere con la creazione di un sistema entry-exit e limiti alla liberalizzazione dei visti), altrettanto non si puo’ dire per l’Unione europea dove la posizione del Parlamento europeo che dovrebbe in assicurare la trasposizione legislativa di alcuni di questi obbiettivi, é molto più prudente di quella del Congresso.

E’ ormai più che nota la resistenza opposta dall’assemblea di Strasburgo alla raccolta indiscriminata di dati personali e alla conservazione sistematica per diversi anni dei dati di milioni di passeggeri aerei (PNR) anche quando questi non corrispondano a persone ricercate e sospette e che dopo il controllo non presentano un pericolo attuale per la sicurezza dei voli.

Ed é proprio per rispondere alle resistenze del Parlamento europeo che il Consiglio UE ha adottato il 3 dicembre scorso un mandato negoziale (4) per la Commissione che dovrebbe permettere di rivedere in modo più restrittivo le attuali norme dell’accordo UE-USA in corso di applicazione seppure in via provvisoria dal 2007.

E’ inutile dire che non ci si puo’ ovviamente attendere dall’attuale amministrazione USA un grande entusiasmo per una operazione che verrebbe interpretata dalla nuova maggiornaza repubblicana alla Camera come un’abbassamento della guardia ma é anche evidente che l’accordo attuale rischia in ogni momento di essere respinto dal Parlamento europeo e questo aprirebbe un vuoto pericoloso anche per le stesse compagnie aeree (5) .

Ci si puo’ invece aspettare una maggiore disponibilità del PE per le inziative contro la Cybercriminalità priorità da tempo dell’amministrazione USA ripresa dal Presidente Obama in occasione dell’ultimo Summit EU-USA del 20 novembre (6) che ha promosso un Gruppo di lavoro UE-USA in materia di Cyber-sicurezza e Cyber-Criminalità che entro un anno dovrà presentare un rapporto su iniziative come quelle discusse al recente Summit EU-US-NATO del 24 novembre quali
– la creazione con l’aiuto dell’Agenzia Europea responsabile per la sicurezza delle reti (ENISA) di Computer Emergency Response Team (CERTs) in ogni paese europeo sulla falsariga dei corrispondenti centri americani (7)
– la messa in opera di una rete di emergenza
– la creazione a livello dell’Unione di una sorta di cabina di regia come indicato dalla Commissione nella proposta di strategia di sicurezza interna.

Queste misure dovrebbero essere completate da misure legislative come quella già all’esame del Parlamento europeo in materia di attacchi ai sistemi di informazione (8) che si ispirerà probabilmente alla Convenzione sul Cybercrime del Consiglio d’Europa ratificata dagli stessi Stati Uniti (9)

Sut tutte queste iniziative e sull’ultimo incontro ministeriale aleggia pero’ il problema irrisolto della differenza di standards sulle due sponde dell’Atlantico in materia di protezione dei dati quando siano in gioco le esigenze della sicurezza pubblica. Mentre negli Stati Uniti la protezione della privacy e dei dati personali non é considerato un diritto fondamentale (ma tutt’al più un « penumbral right » ancillare rispetto alla tutela della libertà di espressione prevista dal primo emendamento e alla tutela del domicilio prevista dal quarto emendamento) questi sono diritti fondamentali riconosciuti tanto dall’art. 8 della Convenzione europea dei diritti dell’Uomo che in termini ancora più espliciti dagli articoli 7 e 8 dalla Carta dei diritti fondamentali.

Il Parlamento europeo ha chiesto soprattutto a partire dall’11 settembre 2001 un accordo transatlantico vincolante in questa materia e questo potrebbe finalmente avvenire sulla base di un mandato negoziale (10) che il Consiglio ha conferito alla Commissione il 3 Dicembre scorso e che la Vice presidente Reding ha già presentato al Parlamento europeo.

In linea di principio le autorità USA non dovrebbero essere contrarie visto che il mandato riprende anche le raccomandazioni formulate da un gruppo di lavoro comune che ha elaborato nel corso degli anni una serie di principi comuni (11) ma cio’ che le autorità americane temono é che il nuovo accordo renda più difficili i trasferimento dei dati che già avvengono nel quadro dell’accordo UE-USA in materia di cooperazione giudiziaria penale, degli accordi con Europol e Eurojust, gli stessi accordi sui dati dei passeggeri (PNR) e finanziari (TFTP) e, soprattutto i numerosi accordi bilaterali negoziati nel corso dei decenni fra gli USA e gli stati membri UE in materia di sicurezza e lotta al crimine (12) .
Va infatti ricordato che quando l’Unione europea conclude un accordo internazionale con un paese terzo in materie di propria competenza gli stati membri sono tenuti ad adeguare gli accordi già esistenti e perdono la possibilità di regolare in modo diverso temi divenuti di competenza esclusiva dell’Unione

I prossimi mesi si annunciano impegnativi e sarà interessante seguire non solo i negoziati ma anche il tenore del dialogo che potrebbe stabilirsi tra Congresso e Parlamento europeo e se questi saranno in grado di condividere maggiormente la percezione della minaccia e quindi della necessità di una risposta comune. Se questo dovesse avvenire si potrebbe spiananre la strada di uno spazio « Schengen » transatlantico che é già stato annunciato dalla dichiarazione ministeriale comune del 2009 (13) e dallo stesso Programma di Stoccolma sullo spazio europeo di libertà sicurezza e giustizia.

EDC

NOTE
1.Vedi : http://register.consilium.europa.eu/pdf/it/10/st05/st05842-re02.it10.pdf
2.Vedi : http://www.dhs.gov/xlibrary/assets/qhsr_report.pdf
3. Vedi : http://ec.europa.eu/commission_2010-2014/malmstrom/archive/internal_security_strategy_in_action_en.pdf
4. Vedi : http://www.statewatch.org/news/2010/oct/eu-council-pnr-mandates-13986-10.pdf
5.Vedi : Lo stesso vale per le misure considerate troppo invasive della Privacy come l’installazione sistematica dei Body Scanners (1300 previsti a breve negli scali USA e poche decine negli aeroporti europei).Resta da vedere come l’Unione europea applicherà la nuova strategia internazionale in materia di Sicurezza aerea adottata dalla 37a assemblea dell’ICAO l’8 ottobre di quest’anno (Comprehensive Aviation Security Strategy (ICASS). Vedi http://www.tsa.gov/assets/pdf/120210_dhs_international_aviation_security_senate_commerce.pdf
6. Vedi il Joint EU-US Statement del Novembre 20 : http://www.consilium.europa.eu/uedocs/cms_data/docs/pressdata/EN/foraff/117897.pdf
7. Vedi http://www.cert.org/certcc.html e http://www.eweekeurope.co.uk/news/nato-eu-and-us-plan-action-against-cyber-crime-14183
8. Vedi : http://europa.eu/rapid/pressReleasesAction.do?reference=MEMO/10/463
9. Vedi : http://conventions.coe.int/Treaty/EN/Treaties/html/185.htm
10. Vedi : http://europa.eu/rapid/pressReleasesAction.do?reference=IP/10/1661&format=HTML&aged=0&language=IT&guiLanguage=en
11. Vedi : http://register.consilium.europa.eu/pdf/en/09/st15/st15851.en09.pdf
12. Vedi il caso dei « Prum-Like » agreements con i quali gli Stati membri dell’UE si impegnano a trasmettere agli USA informazioni anche sensibili come quelle sui codici DNA in cambio di un alleggerimento delle condizioni per l’ottenimento dei visti per i propri cittadini.
13. Vedi : http://www.se2009.eu/polopoly_fs/1.21271!menu/standard/file/EU-US%20Joint%20Statement%2028%20October%202009.pdf

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Piano d’azione sul piano di Stoccolma pubblicato da Statewatch

European Commission: Stockholm Programme: Statewatch Analysis: Action Plan on the Stockholm Programme: A bit more freedom and justice and a lot more security (pdf) by Tony Bunyan: “The “harnessing of the digital tsunami” as advocated by the EU Future Group and the surveillance society, spelt out in Statewatch’s “The Shape of Things to Come” is embedded in the Commission’s Action Plan as it is in the Stockholm Programme….There is no mention of the European Security Research Programme (ESRP). Much of the technological development is being funded under the 1.4 billion euro security research programme. See: Statewatch/TNI report: Neoconopticon: EU security-industrial complex.
Statewatch Briefing: European Commission: Action Plan on the Stockholm Programme (pdf) Comments by Professor Steve Peers, University of Essex – Full-text: Communication from the Commission: Delivering an area of freedom, security and justice for Europe’s citizens Action Plan Implementing the Stockholm Programme (COM 171/2010, pdf)

http://www.statewatch.org/



Accesso ai conti bancari da parte delle autorità USA: problemi e…prospettive

Il 4 febbraio scorso ha suscitato un certo scalpore il voto della Commissione Libertà pubbliche del Parlamento europeo che ha deciso di raccomandare alla plenaria di non concludere l’accordo transitorio relativo all’accesso da parte del Dipartimento del Tesoro USA alle informazioni finanziarie trattate dal sistema SWIFT (già presentato in questo blog).

Quello che la stampa non ha messo in luce è che il voto negativo non è una chiusura di principio alla cooperazione transatlantica in questo ambito tanto è vero che al paragrafo 2 della Raccomandazione si invita la Commissione e il Consiglio a presentare delle proposte più in sintonia con la nuova situazione che scaturisce dall’entrata in vigore del Trattato di Lisbona.

Da questo punto di vista l’accordo firmato dal Consiglio sembra al tempo stesso troppo timido e troppo avanzato.

L’accordo è troppo timido nel senso che anche se concluso a nome dell’Unione europea non prevede un vero valore aggiunto dell’Unione che venga o meno concluso la legislazione applicabile per ottenere i dati resterà quella dello Stato membro in cui i dati si trovano (l’Olanda) o che esercita il controllo su Swift (il Belgio) e l’autorità che verificherà l’adeguatezza della richiesta sarà quella belga o quella olandese.

Il quadro legale di riferimento transatlantico sarà in caso di onclusione dell’accordo europeo l’accordo UE-USA in materia di cooperazione giudiziaria in campo penale o in caso di non conclusione l’accordo bilaterale EU-Olanda o UE-Belgio.

Il fatto è, come osserva il relatore del Parlamento europeo, che il tipo di accesso ai dati bancari che il TFTP prevede non è assimilabile alle procedure ordinarie che si applicano in caso di cooperazione giudiziaria in campo penale.

Ed è sotto questo profilo che l’accordo rischia di essere troppo avanzato perché da per scontata un livello di chiarezza in materia di trattamento dei dati personali, di cooperazione di polizia e giudiziaria che non esiste neppure tra gli stati membri dell’Unione.

Basti pensare al fatto che l’Unione europea nonostante le richieste ripetute del Parlamento europeo non dispone ancora di un quadro legale sulla protezione dei dati in materia di sicurezza né di un quadro di cooperazione di polizia adeguato alle sfide legate alla sicurezza interna. Solo con Schengen si comincia a vedere questo tipo di solidarietà e pure questo non riguarda tutti gli Stati UE.

A questo punto è inevitabile richiamare il vecchio brocardo “nemo plus juris trnsferre potest quam ipse habet” , in altre parole l’Unione europea non puo’ trasferire più poteri di quanti abbia essa stessa.

Tutto quello che l’Unione europea poteva finora dare agli Stati Uniti in base alla legislazione vigente lo ha dato con l’accordo UE-USA di mutua assistenza in campo penale concluso a Washington il 28 ottobre scorso e cioè:

  • La possibilità di accedere ai dati bancari europei purché su base nominativa (vedi art. 4 del Trattato di mutua assistenza) sulla base della legislazione europea in materia (3a direttiva sul riciclaggio dei capitali e regolamento sulle informazioni finanziarie)
  • La possibilità di estradare persone verso gli Stati Uniti alle stesse condizioni applicate per l’applicazione del mandato di arresto europeo fra gli Stati membri
  • La possibilità di costituire delle equipe di indagine comune (sulla base delle norme europee relative ad Eurojust e/o Europol e alla Convenzione di assistenza penale).

Detto questo alzare le ambizioni della cooperazione transatlantica resta tecnicamente possibile e gli accordi accordi internazionali possono diventare una fonte di diritto che si puo’ poi tradurre in misure legislative interne.

A quel punto pero’ occorrerà condurre contestualemente più operazioni politiche che finora non si é stati in grado di condurre.

La prima domanda a questo punto è: riuscirà la pressione americana a spingere gli stati membri a definire un quadro normativo che hanno sinora rifiutato ? E la seconda, ancora più incisiva, è : quanto chiedono le autorità USA é compatibile con il nuovo quadro legale dopo Lisbona e l’entrata in vigore della Carta dei diritti ? La terza è : quale autorità europea puo’ assumere la responsabilità in nome e per conto degli Stati membri ? Si possono per esempio estendere i poteri di Eurojust cosi’ che possa sostitutirsi alle autorità olandese e belga assicurando al tempo stesso la cooperazione leale fra stati UE ?

Ma le sfide non sono solo da questa parte dell’Atlantico.

Altre domande altrettanto impegnative si presenteranno al negoziatore americano.
Se l’autorità che dovrà concludere l’accordo resterà l’amministrazione questo non potrà che essere un “executive” agreement che per definizione non possono modificare la situazione di diritto dei cittadini siano essi americani o europei.

Ma un’executive agreement difficilmente potrebbe assicurare le garanzie che potrebbero essere richieste dalla Carta e evitare ricorsi di fronte alle Corti europee e nazionali (basti pensare a Karlsrue…). Occorrerebbe come nel caso dell’accordo sulla cooperazione giudiziaria in campo penale passare davanti al Congresso e ottenere i due terzi di voto del Senato…

Ancora una volta, come spesso nell’evoluzione europea occorrerà coraggio, fantasia e rispetto reciproco e forse chissà si potrà costruire quell’area transatlantica di libertà sicurezza e giustizia cui hanno appena fatto riferimento il programma di Stoccolma e la dichiarazione interministeriale del 28 ottobre scorso…

EDC

All’esame del Parlamento europeo l’accordo provvisorio UE-USA sull’accesso ai dati interbancari (SWIFT)

Nel corso delle prossime settimane il Parlamento europeo dovrebbe ricevere per ratifica diversi accordi internazionali in materia di cooperazione giudiziaria e di polizia che erano stati negoziati o firmati, ma non conclusi, dal Consiglio dell’Unione prima dell’entrata in vigore del Trattato di Lisbona.

Fra questi meritano particolare attenzione due accordi con gli Stati Uniti che riguardano l’accesso ai dati personali ai fini della lotta contro il terrorismo.

Il primo riguarda i dati personali trattati dalle compagnie aeree in occasione della conclusione di un contratto di trasporto con destinazione o transito negli Stati Uniti (Accordo UE-USA sull’accesso al Passanger Name Record- PNR).

Il secondo appena pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale riguarda l’accesso ai dati personali e finanziari contenuti nei messaggi interbancari gestiti in particolare dalla società SWIFT che copre la quasi totalità delle comunicazioni di questo tipo a livello mondiale.
Questo accesso é previsto dal Terrorist Finance Tracking Program (TFTP) in base al quale il Dipartimento del Tesoro USA puo’ richiedere con un mandato (“subpoena”) amministrativo a chiunque l’accesso alle informazioni personali e finanziarie che ritenga utili per la prevenzione e la lotta contro il terrorismo.

Va notato che l’accesso ai servizi di messaggeria interbancaria presenta il grande vantaggio di ottenere l’informazione in modo molto più rapido e diretto di quanto avverrebbe se si dovesse seguire la procedura ordinaria di accesso alle informazioni finanziarie nel quadro dei programmi di prevenzione del finanziamento del terrorismo oggi applicati a livello mondiale secondo i quali spetta alle banche segnalare le transazioni sospette alla Financial Intelligence Unit (FIU) nazionale e poi a quest’ultima di comunicarle alle altre FIU di paesi coinvolti in inchieste contro il terrorismo (1).

Nel caso del TFTP invece l’accesso é diretto e si possono evitare i ritardi, le incomprensioni o lo stesso rischio di scarsa collaborazione da parte di Banche in diverse regioni del globo. Anche se le informazioni intercettabili sono limitate (quali le generalità dei clienti e le somme trasferite) esse sono pero’ essenziali quando vengano incrociate con informazioni ottenute per altra via nel quadro di inchieste giudiziarie, di polizia o, soprattutto di intelligence.

Si tratta evidentemente di un strumento straordinario anche per gli standards USA e che si fonda su poteri eccezionali e temporanei riconosciuti al Presidente degli Stati Uniti dall’Emergency Economic Powers Act (50 USC, sections 1701-1706) e questi se ne é avvalso immediatamente dopo gli attentati dell’11 settembre e da allora l’autorizzazione congressuale é rinnovata ogni anno (2).

Il programma TFTP , coperto dal segreto in una prima fase é divenuto di dominio pubblico a partire dal 2006 a seguito della pubblicazione di articoli nella stampa USA (3) e, soprattutto, di dichiarazioni della Società SWIFT che aveva nel frattemp ottenuto dal Dipartimento del Tesoro USA l’applicazioni di condizioni più restrittive di accesso ai dati (e cio’ anche se in via eccezionale il Programma TFTP non é coperto dall’US Privacy Act e dalle norme generali USA a tutela della privacy nelle transazioni finanziarie).

Il dibattito che ne é seguito nell’Unione europea ha dato luogo a audizioni e risoluzioni del Parlamento europeo (4), a un’inizio di indagine della Commissione CE, a un parere del Gruppo di lavoro delle autorità nazionali per la protezione dei dati, e, soprattutto, a un’inchiesta delle Autorità Belghe dalle quali dipende il controllo della società SWIFT.
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Direttiva sulla conservazione dei dati : la parola passa alla Corte Costituzionale tedesca

Anche in questo inizio 2010 molti occhi saranno puntati sulla Corte Federale Tedesca chiamata a giudicare sulla compatibilità con il diritto fondamentale alla protezione dei dati della Direttiva europea che impone ai fornitori di servizi di telecomunicazione di conservare per un minimo di sei mesi ed un massimo di due anni i dati di traffico relativi alle telefonate e altre comunicazioni sulle reti pubbliche.

Questa Direttiva adottata in poco più di tre mesi sotto Presidenza Britannica alla fine del 2005 come una misura essenziale per la prevenzione e lotta contro il terrorismo era già stata oggetto di contestazione in fase di adozione. All’origine la proposta era stata presentata come una misura preminentemente intesa a favorire la cooperazione tra servizi di polizia e tra questi e i gestori dei servizi di telecomunicazione.

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Terrorismo e libertà personali: dopo Detroit nuove strategie negli Stati Uniti e in Europa?

L’intervento con il quale il Presidente Obama si è assunto la responsabilità morale delle carenze dell’amministrazione nel prevenire il fallito attentato sul volo per Detroit conferma se mai ve ne fosse stato ancora bisogno la qualità e la serietà del dibattito civile e politico oltre atlantico.

Riconoscere pubblicamente i propri errori e soprattutto attivarsi per superarli é certo più una prova di autorità che di debolezza in un paese che dall’11 Settembre 2001 ha fatto della lotta al terrorismo la sua prima priorità.

Un paese che non aveva conosciuto fino a quella data attacchi esterni sul proprio territorio e che non aveva un ministero degli interni ha avviato in pochi anni una serie impressionante di riforme intese a favorire la cooperazione fra decine di agenzie e amministrazioni tradizionalmente gelose del proprio spazio di intervento.

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Sicurezza interna dell’UE: le priorità dei prossimi 18 mesi

A corredo della rassegna iniziata nella nota precedente sulle priorità in materia di frontiere, immigrazione e asilo quali risultano dal programma di lavoro delle Presidenze, Spagnola, Belga e Ungherese che si succederanno nei prossimi 18 mesi alla guida del Consiglio dell’Unione si segnalano qui di seguito le priorità annunciate in materia di sicurezza interna UE. Anche in questo caso sono state aggiunte alcune note complementari di redazione

Strategia di sicurezza interna dell’UE : come é noto si tratta di una nozione relativamente nuova per l’Unione europea che sinora si era concentrata soprattutto sulle esigenze di sicurezza interna dei suoi Stati Membri. La nuova prospettiva europea troverà dopo Lisbona il suo snodo operativo non solo nel creazione del Comitato di Sicurezza interna (art. 71 del TFUE) ma nello sviluppo progressivo di strumenti che inquadrino la cooperazione fra servizi di sicurezza degli Stati Membri come lo sviluppo di un “European Criminal Intelligence Model” (ECIM) dietro al quale si intravvede il progetto più volte evocato di una strategia europea di gestione delle informazioni collegate alla sicurezza interna e esterna (Information Management Strategy – IMS) e un ruolo finalmente determinante di Europol, Eurojust e Frontex.

Combattere il Terrorismo : la lotta al terrorismo in tutte le sue forme con il rituale richiamo al rispetto dei diritti fondamentali rimane la prima priorità dell’UE come emerge anche dalle ultime relazioni sull’applicazione della Strategia europea contro il terrorismo varata a partire dagli attentati del 9/11. In questo quadro viene, ovviamente, enfatizzata la necessità di un approccio interdisciplinare e di una maggiore cooperazione fra servizi di sicurezza nazionali e fra Europol and Eurojust e alcuni paesi terzi essenziali (quali gli USA) sia per quanto riguarda lo scambio di informazioni di intelligence che nella raccolta di quelle relative al traffico di esplosivi e nel contrasto dell’utilizzazione di Internet da parte dei terroristi.

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Prevenzione del terrorismo tra Watch-list e “no-fly”lists

Solo il 9 Dicembre scorso nel corso di un’audizione di fronte alla Commissione per la sicurezza interna del Senato l’amministrazione USA si preoccupava di rassicurare i senatori quanto all’efficenza del sistema di prevenzione degli attentati terroristici in particolare per il trasporto aereo.

Dall’audizione sono emersi i progressi enormi fatti dalla costituzione nel 2003 del Centro di analisi antiterroristi (CST) nel consolidare in una sola watch-list le informazioni provenienti dalle fonti più disparate tanto di intelligence (come CIA e National Security Agency) che di sicurezza (come l’FBI, l’Homeland Security Department o lo stesso Dipartimento di Stato).

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I nuovi poteri della Corte di giustizia dopo il Trattato di Lisbona

Di sicuro interesse per gli operatori del diritto e per gli stessi cittadini il Comunicato stampa, diffuso il 30 novembre scorso, con il quale la Corte di Giustizia () ha richiamato in modo chiaro ed essenziale le importanti innovazioni apportate dal Trattato di Lisbona alle competenze della Corte.

Eccone qui di seguito il testo.

Il Trattato di Lisbona e la Corte di giustizia dell’Unione europea

Il Trattato di Lisbona, firmato il 13 dicembre 2007, dai 27 capi di Stato e di governo degli Stati membri dell’Unione, entra in vigore il 1° dicembre 2009. Esso modifica i due Trattati fondamentali che sono il Trattato sull’Unione europea e il Trattato che istituisce la Comunità europea (TUE), quest’ultimo d’ora in avanti denominato “Trattato sul funzionamento dell’Unione europea” (TFUE)(1). Il Trattato di Lisbona apporta modifiche quanto all’organizzazione e alle competenze della Corte di giustizia dell’Unione europea.

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Dal 1° gennaio Europol diventa operativo come agenzia dell’Unione Europea

Il primo gennaio cesserà di essere in vigore la Convenzione firmata nel ’98 e diventerà finalmente operativa la Decisione del Consiglio 2009/371/GAI adottata il 6 Aprile 2009.
Grazie alla nuova Decisione istitutiva, comparabile a quella alla base di Eurojust, sarà più semplice e rapido aggiornare il mandato di Europol per fronteggiare le tendenze della criminalità ed ogni volta che si renderà necessario aggiornare o modificare il mandato non sarà più necessario attendere per cinque anni per la ratifica dei protocolli alla Convenzione (come é avvenuto per quelli negoziati nel 2000, 2002 e 2003).
Inoltre, invece di contare sulle finanze degli Stati membri, Europol sarà finanzato dal 2010 dal bilancio dell’Unione e i suoi funzionari e altri assistenti avranno lo stesso statuto dei funzionari delle altre istituzioni dell’Unione.
Il 30 novembre scorso il Consiglio GAI ha adottato le ultime misure necessarie per rendere Europol pienamente operativo per l’inizio del nuovo anno nella sua nuova forma giuridica.
La prima misura riguarda le relazioni di Europol con i suoi corrispondenti anche per quanto riguarda lo scambio di dati personali e di informazioni confidenziali , la seconda comprende la lista degli Stati terzi e delle organizzazioni con i quali Europol puo’ concludere degli accordi , la terza concerne le regole per analizzare i dossier di intelligence e la quarta sulle regole di Europol per il trattamento delle informazioni riservate.
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