Archivi Categorie: 6. Politiche relative ai controlli di frontiera

Strategia di sicurezza interna : verso un percorso comune UE-USA ?

L’8 e 9 dicembre scorsi si é tenuto a Washington il consueto incontro semestrale fra i responsabili ministeriali per la giustizia e gli interni USA e UE. Janet Napolitano del Department of Homeland Security (DHS) e l’Attorney General del Dipartimento della giustizia Eric Holder hanno discusso con la Presidenza dell’Unione europea e le due Commissarie Viviane Reding e Cecilia Malmstrom delle iniziative transatlantiche in corso o progettate per prevenire o combattere il terrorismo e la criminalità organizzata.

Nel corso dell’incontro si é confermato il ruolo egemone e ispiratore dell’Amministrazione USA nei confronti dell’UE quando questa si appresta a definire e mettere in opera una Strategia europea di sicurezza interna (ISS) (1). Non si tratta solo di una sincronizzazione nei tempi visto che il Consiglio Giustizia e Affari interni tenutosi Toledo a febbraio di quest’anno l’ha dottata negli stessi giorni in cui l’Amministrazione USA approvava la Quarta revisione della propria strategia di sicurezza interna (2); si tratta anche di una progressiva coincidenza degli obbiettivi come del resto é logico avvenga fra paesi alleati che collaborano quotidianamente in tutti i campi dall’intelligence, alla lotta al riciclaggio, alla lotta contro la droga. Figurano cosi’ nella ISS europea anche la lotta al Cybercrimine, le misure a tutela della sicurezza dei voli e dei cargo, all’utilizzo dei dati personali finanziari e dei passeggeri aerei, obbiettivi ripresi in particolare nella recente Comunicazione (3) presentata dalla Commissione per la sua attuazione

Il fatto é che se per gli USA gli obbiettivi corrispondono a quanto richiesto dal Congresso che per alcuni é anche più esigente della stessa Amministrazione tanto sotto la gestione Bush che sotto quella attuale di Obama (per esempio in materia di controllo delle frontiere con la creazione di un sistema entry-exit e limiti alla liberalizzazione dei visti), altrettanto non si puo’ dire per l’Unione europea dove la posizione del Parlamento europeo che dovrebbe in assicurare la trasposizione legislativa di alcuni di questi obbiettivi, é molto più prudente di quella del Congresso.

E’ ormai più che nota la resistenza opposta dall’assemblea di Strasburgo alla raccolta indiscriminata di dati personali e alla conservazione sistematica per diversi anni dei dati di milioni di passeggeri aerei (PNR) anche quando questi non corrispondano a persone ricercate e sospette e che dopo il controllo non presentano un pericolo attuale per la sicurezza dei voli.

Ed é proprio per rispondere alle resistenze del Parlamento europeo che il Consiglio UE ha adottato il 3 dicembre scorso un mandato negoziale (4) per la Commissione che dovrebbe permettere di rivedere in modo più restrittivo le attuali norme dell’accordo UE-USA in corso di applicazione seppure in via provvisoria dal 2007.

E’ inutile dire che non ci si puo’ ovviamente attendere dall’attuale amministrazione USA un grande entusiasmo per una operazione che verrebbe interpretata dalla nuova maggiornaza repubblicana alla Camera come un’abbassamento della guardia ma é anche evidente che l’accordo attuale rischia in ogni momento di essere respinto dal Parlamento europeo e questo aprirebbe un vuoto pericoloso anche per le stesse compagnie aeree (5) .

Ci si puo’ invece aspettare una maggiore disponibilità del PE per le inziative contro la Cybercriminalità priorità da tempo dell’amministrazione USA ripresa dal Presidente Obama in occasione dell’ultimo Summit EU-USA del 20 novembre (6) che ha promosso un Gruppo di lavoro UE-USA in materia di Cyber-sicurezza e Cyber-Criminalità che entro un anno dovrà presentare un rapporto su iniziative come quelle discusse al recente Summit EU-US-NATO del 24 novembre quali
– la creazione con l’aiuto dell’Agenzia Europea responsabile per la sicurezza delle reti (ENISA) di Computer Emergency Response Team (CERTs) in ogni paese europeo sulla falsariga dei corrispondenti centri americani (7)
– la messa in opera di una rete di emergenza
– la creazione a livello dell’Unione di una sorta di cabina di regia come indicato dalla Commissione nella proposta di strategia di sicurezza interna.

Queste misure dovrebbero essere completate da misure legislative come quella già all’esame del Parlamento europeo in materia di attacchi ai sistemi di informazione (8) che si ispirerà probabilmente alla Convenzione sul Cybercrime del Consiglio d’Europa ratificata dagli stessi Stati Uniti (9)

Sut tutte queste iniziative e sull’ultimo incontro ministeriale aleggia pero’ il problema irrisolto della differenza di standards sulle due sponde dell’Atlantico in materia di protezione dei dati quando siano in gioco le esigenze della sicurezza pubblica. Mentre negli Stati Uniti la protezione della privacy e dei dati personali non é considerato un diritto fondamentale (ma tutt’al più un « penumbral right » ancillare rispetto alla tutela della libertà di espressione prevista dal primo emendamento e alla tutela del domicilio prevista dal quarto emendamento) questi sono diritti fondamentali riconosciuti tanto dall’art. 8 della Convenzione europea dei diritti dell’Uomo che in termini ancora più espliciti dagli articoli 7 e 8 dalla Carta dei diritti fondamentali.

Il Parlamento europeo ha chiesto soprattutto a partire dall’11 settembre 2001 un accordo transatlantico vincolante in questa materia e questo potrebbe finalmente avvenire sulla base di un mandato negoziale (10) che il Consiglio ha conferito alla Commissione il 3 Dicembre scorso e che la Vice presidente Reding ha già presentato al Parlamento europeo.

In linea di principio le autorità USA non dovrebbero essere contrarie visto che il mandato riprende anche le raccomandazioni formulate da un gruppo di lavoro comune che ha elaborato nel corso degli anni una serie di principi comuni (11) ma cio’ che le autorità americane temono é che il nuovo accordo renda più difficili i trasferimento dei dati che già avvengono nel quadro dell’accordo UE-USA in materia di cooperazione giudiziaria penale, degli accordi con Europol e Eurojust, gli stessi accordi sui dati dei passeggeri (PNR) e finanziari (TFTP) e, soprattutto i numerosi accordi bilaterali negoziati nel corso dei decenni fra gli USA e gli stati membri UE in materia di sicurezza e lotta al crimine (12) .
Va infatti ricordato che quando l’Unione europea conclude un accordo internazionale con un paese terzo in materie di propria competenza gli stati membri sono tenuti ad adeguare gli accordi già esistenti e perdono la possibilità di regolare in modo diverso temi divenuti di competenza esclusiva dell’Unione

I prossimi mesi si annunciano impegnativi e sarà interessante seguire non solo i negoziati ma anche il tenore del dialogo che potrebbe stabilirsi tra Congresso e Parlamento europeo e se questi saranno in grado di condividere maggiormente la percezione della minaccia e quindi della necessità di una risposta comune. Se questo dovesse avvenire si potrebbe spiananre la strada di uno spazio « Schengen » transatlantico che é già stato annunciato dalla dichiarazione ministeriale comune del 2009 (13) e dallo stesso Programma di Stoccolma sullo spazio europeo di libertà sicurezza e giustizia.

EDC

NOTE
1.Vedi : http://register.consilium.europa.eu/pdf/it/10/st05/st05842-re02.it10.pdf
2.Vedi : http://www.dhs.gov/xlibrary/assets/qhsr_report.pdf
3. Vedi : http://ec.europa.eu/commission_2010-2014/malmstrom/archive/internal_security_strategy_in_action_en.pdf
4. Vedi : http://www.statewatch.org/news/2010/oct/eu-council-pnr-mandates-13986-10.pdf
5.Vedi : Lo stesso vale per le misure considerate troppo invasive della Privacy come l’installazione sistematica dei Body Scanners (1300 previsti a breve negli scali USA e poche decine negli aeroporti europei).Resta da vedere come l’Unione europea applicherà la nuova strategia internazionale in materia di Sicurezza aerea adottata dalla 37a assemblea dell’ICAO l’8 ottobre di quest’anno (Comprehensive Aviation Security Strategy (ICASS). Vedi http://www.tsa.gov/assets/pdf/120210_dhs_international_aviation_security_senate_commerce.pdf
6. Vedi il Joint EU-US Statement del Novembre 20 : http://www.consilium.europa.eu/uedocs/cms_data/docs/pressdata/EN/foraff/117897.pdf
7. Vedi http://www.cert.org/certcc.html e http://www.eweekeurope.co.uk/news/nato-eu-and-us-plan-action-against-cyber-crime-14183
8. Vedi : http://europa.eu/rapid/pressReleasesAction.do?reference=MEMO/10/463
9. Vedi : http://conventions.coe.int/Treaty/EN/Treaties/html/185.htm
10. Vedi : http://europa.eu/rapid/pressReleasesAction.do?reference=IP/10/1661&format=HTML&aged=0&language=IT&guiLanguage=en
11. Vedi : http://register.consilium.europa.eu/pdf/en/09/st15/st15851.en09.pdf
12. Vedi il caso dei « Prum-Like » agreements con i quali gli Stati membri dell’UE si impegnano a trasmettere agli USA informazioni anche sensibili come quelle sui codici DNA in cambio di un alleggerimento delle condizioni per l’ottenimento dei visti per i propri cittadini.
13. Vedi : http://www.se2009.eu/polopoly_fs/1.21271!menu/standard/file/EU-US%20Joint%20Statement%2028%20October%202009.pdf

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Accordi di riammissione dell’UE con paesi terzi: effettivo rispetto dei diritti umani?

Uno dei dibattiti principali concernenti l’Unione europea (UE) ruota attorno alla questione inerente il livello di supranazionalità o intergovernatementalismo del processo decisionale delle politiche europee. Le politiche inerenti all amigrazione sono state tradizionalmente collegate alla seconda logica, quella intergovernamentale; però, a partire dall’entrata in vigore del Trattato di Amsterdam (1999) è innegabile un lento spostamento da un approccio intergovernamentale ad una cooperazione più comunitaria.

Questo passaggio di sovranità è evidente in relazione agli accordi di riammissione con paesi terzi, l’ultimo di quali è quello con il Pakistan che è stato votato dalla Commissione LIBE il 13 luglio 2010. Vedendo l’abbondare di questi tipi di accordi viene naturale domandarsi se tale cooperazione sia veramente il risultato di un mero calcolo costo-benefici dove i benefici derivanti da una maggiore cooperazione superano I costi derivanti da una eventuale esclusione, o piuttosto sono il risultato di un processo di integrazione che riduce progressivamente la capacità degli stati membri di agire indipendentemente?

Il processo di integrazione europea nel campo della migrazione non è così communitarizato come sembra dal punto di vista istituzionale. Gli stati membri cooperano spesso per circoscrivere le norme di diritto internazionale relative al rispetto dei diritti umani che limitano fortemente la loro possibilità di poter attuare politiche restrittive nel settore della migrazione. La limitata capacità negoziale dell’UE nel campo degli accordi di riammissione ha visto l’introduzione di una serie di misure di compensazione, come facilitazione per ottenere il visto. Però, questa clausola non fa parte di tutti gli accordi di riammissione. Infatti, dai recenti dibattiti all’interno della Commissione LIBE sugli accordi con il Pakistan sembra che quest’ultimi non prevdeano tale misura.

Al contrario i paesi dei Balcani occidentali hanno sempre avuto questa clausola negli accordi di riammissione con l’UE. Il fatto che i regimi di facilitazione dei visti vengano usati in modo ineguale pone alcune domande sulla misura in cui l’UE divida I paesi terzi tra bona fide (che si meritano le facilitazioni) e mala fide (che non meritano le facilitazioni) e le conseguenze che tale divisione possa avere sul rispetto dei diritti degli individui. I programmi di facilitazioni dei visti che prevedono l’introduzione dei passaporti biometrici per i cittadini di paesi terzi aumenta fortemente il potere dell’UE di controllare i movimenti degli individui dei paesi terzi così da facilitare le espulsioni quando la nazionalità non può essere determinata.

Accordi già in vigore con la clausola di facilitazione dei visti

Albania: Le negoziazioni sono durate dal 2003 al 2005 e l’accordo è stato firmato nel 2004

Bosnia e Herzegovina:  Le negoziazioni sono durate dal 2006 al 2007 e l’accordo è stato firmato il 1 gennaio 2008

Fyrom:  Le negoziazioni sono durate dal 2006 al 2007 e l’accordo è stato firmato il 1 gennaio 2008

Moldova:  Le negoziazioni sono durate dal 2007 al 2007 e l’accordo è stato firmato il 1 gennaio 2008

Montenegro:  Le negoziazioni sono durate dal 2006 al 2007 e l’accordo è stato firmato il 1 gennaio 2008

Ucraina:  Le negoziazioni sono durate dal 2002 al 2007 e l’accordo è stato firmato il 1 gennaio 2008

Russia: Le negoziazioni sono durate dal 2003 al 2006 e l’accordo è stato firmato nel 2007

Serbia:  Le negoziazioni sono durate dal 2006 al 2007 e l’accordo è stato firmato il 1 gennaio 2008

Accordi in vigore senza facilitazioni di visti

Hong Kong: Le negoziazioni sono durate dal 2001 al 2003 e l’accordo è stato firmato nel 2004

Macao: Le negoziazioni sono durate dal 2001 al 2003 e l’accordo è stato firmato nel 2004

Sri Lanka: Le negoziazioni sono durate dal 2001 al 2004 e l’accordo è stato firmato nel 2005

Pakistan: Dopo 10 anni di negoziazioni (2000-2010) la Commissione LIBE ha votato favorevolmente la relazione il 13 luglio 2010.

Attuali negoziazioni con la clausola di facilitazione dei visti

Georgia Le negoziazioni con la Georgia si sono concluse in un anno (2009 -2010). L’accordo prevede facilitazioni dei visti e sta ora aspettando la firma del Consiglio

Vedere anche in inglese: http://www.statewatch.org/analyses/no-17-readmission.pdf

Leda Bargiotti

Operazioni frontiere marittime esterne UE con Frontex: verso una maggior tutela dei diritti umani?

Una analisi precedente fatta in questo blog aveva spiegato le ragioni per cui il Parlamento europeo avrebbe potuto sollevare obiezioni di tipo procedurale alla modifica del Codice Frontiere Schengen proposta dalla Commissione europea.

Così è stato, ed infatti la Commissaria Cecila Malmström aveva espresso forti preoccupazioni sulla posizione contraria della commissione libertà civili, giustizia e sicurezza ribadendo la correttezza della base legale usata.

L’integrazione al Codice Frontiere Schengen alla fine è stata approvata dal Consiglio  a causa del fatto che in plenaria (27 marzo 2010) il Parlamento europeo non ha raggiunto la maggioranza necessaria per approvare la mozione di risoluzione contraria a tale misura.

Nonostante ciò, il servizio legale del Parlamento europeo, consultato una seconda volta sulla medesima questione procedurale ha ribadito il fatto che la base legale utilizzata per approvare tale modifica -che permette la procedura abbreviata definita di comitologia- non è corretta in quanto essa va a modificare importanti aspetti del contenuto del Codice Frontiere Schengen.

La Commissione LIBE perciò porterà tale decisione di fronte alla Corte europea di Giustizia, contestando la misura dal punto di vista procedurale e non del contenuto. Chiederà però di mantenere in vigore il Codice Frontiere Schengen così come modificato fintanto che una nuova misura non sarà entrata in vigore.

In realtà la questione procedurale sollevata nasconde resistenze sul contenuto della Decisione. Tale riserbo proviene da quegli stati membri i cui confini esterni marittimi sono attraversati da un numero maggiore di immigrati rispetto ad altri stati membri e che per questioni di forza maggiore sono gli stati che più probabilmente ospiteranno le operazioni di salvataggio oggetto della misura.

A dimostrazione di ciò, il fatto che Malta ha immediatamente ritirato la sua disponibilità ad ospitare operazione coordinate da Frontex in futuro.

La parte incriminata della Decisione Del Consiglio del 26 aprile 2010 che integra il Codice Frontiere Schengen è soprattutto la seconda perché prevede:

1.            Situazioni di ricerca e soccorso

1.2.            Nel corso dell’operazione di sorveglianza delle frontiere, in caso di dubbio o timore sulla sicurezza di una nave o sull’incolumità di una persona a bordo, l’unità partecipante trasmette senza indugio tutte le informazioni disponibili al centro di coordinamento del soccorso competente per la regione di ricerca e soccorso in cui si è verificata la situazione.

Qualora il centro di coordinamento del soccorso del paese terzo competente per la regione di ricerca e soccorso non risponda alla notifica trasmessa dall’unità partecipante, questa dovrebbe contattare il centro di coordinamento del soccorso dello Stato membro ospitante.

2.            Sbarco

2.1. Il piano operativo dovrebbe indicare le modalità di sbarco delle persone intercettate o soccorse,in conformità del diritto internazionale e degli eventuali accordi bilaterali applicabili. Il piano operativo non impone obblighi agli Stati membri che non partecipano all’operazione. Fatta salva la responsabilità del centro di coordinamento del soccorso e a meno che non sia diversamente indicato nel piano operativo, dovrebbe essere privilegiato lo sbarco nel paese terzo da cui è partita la nave che trasporta le persone interessate o dalle cui acque territoriali o regione di ricerca e soccorso tale nave è transitata e, qualora ciò non sia possibile, dovrebbe essere privilegiato lo sbarco nello Stato membro ospitante a meno che sia necessario agire diversamente per garantire l’incolumità di tali persone.

Legato a tali linee guida c’è il fatto che al momento sono in corso i negoziati per la modifica del mandato Frontex  e che il relatore nominato per seguire tale dossier è Simon Busuttil (PPE, Malta).

LB

Testo integrale

Body Scanner: una soluzione efficace per dare una maggiore sicurezza percepita piuttosto che reale?

Molti paesi in tutto il mondo hanno già installato o stanno per installare body scanner negli aeroporti, incluso l’aeroporto  internazionale di Amsterdam Schiphol.

Molti politici provenienti da entrambe le parti dell’Atlantico vi si sono recati al fine di valutare sino a che punto tali provvedimenti siano proporzionali ed aumentino in modo reale la sicurezza negli aeroporti.

La tecnologia impiegata a Schiphol è stata accolta favorevolmente da diversi legislatori che hanno visitato l’aeroporto di persona. Per esempio, i tre senatori statunitensi Collins, Kyl e Chambliss hanno lodato i vantaggi della tecnologia usata in Schiphol in una lettera indirizzata al segretario del Department of Homeland Security Napolitano, sollecitando la presa in considerazione di tale teconologia negli aeroporti statunitensi.

Preoccupazioni sulla salute

La tecnologia impiegata dai body scanner nell’aeroporto di Amsterdam si basa sulle onde millimetriche ad alta frequenza senza l’uso di radiazioni ionizate. Tali frequenze sono appena sotto il livello della correlata “radiazione Terahertz ” (o “T-ray”) .

Mentre il digital journal riporta che l’ Health Canada considera che i body scanner siano sicuri,  il UK Health and Safety Executive ritiene che non esistano ancora prove sufficienti per garantire che l’esposizione alla radiazione Terahertz non abbia conseguenze sulla salute delle persone che vi si sottopongono. Tale punto di vista è ulteriormente condiviso da un progetto europeo in questo settore.

Perciò, la questione relativa agli effetti che i body scanner hanno sulla salute delle persone rimane tutt’altro che risolta e  richiede ulteriori studi.

Privacy

Per ciò che riguarda la privacy, i body scanner possono vedere attraverso gli indumenti dei passeggeri rivelando anche informazioni di natura delicata (trapianti, piercing…).

La lettera dei tre senatori però spiega che questo aspetto negativo possa essere ridotto attraverso l’uso di computer che possono identificare eventuali oggetti sospetti:

“l’identificazione da parte di computer permettere di individuare oggetti potenzialmente pericolosi evidenziando le parti della persona che li nascondono, in una sagoma stilizzata che non permette il riconoscimento della persona. Se il computer non riscontra alcun problema, l’immagine viene cancellata immediatamente. L’esame automatico svolto da un computer invece che da un ufficiale risolve i problemi relativi alla privacy “ (traduzione non ufficiale).

Anche se tale opzione sicuramente rappresenta un miglioramento rispetto al sistema precedente, non risolve di certo i problemi di privacy che i passeggeri si trovano a dover fronteggiare.

Specialmente se aggiunti al fatto che non esiste alcuna sicurezza sul fatto che le immagini vengano cancellate immediatamente anche se i produttori dei body scanner insistono sul fatto che i body scanner in commercio non abbiano la possibilità di salvare tali immagini.

Infine, queste macchine non hanno la capacità di identificare oggetti dentro il corpo.

Quindi, ancora una volta l’equilibrio tra efficacia e limitazione di diritti fondamentali come quello alla privacy non è dimostrato e perciò l’uso di body scanner negli aeroporti sembra più una misura per dare la percezione di una sicurezza maggiore piuttosto che un reale aumento della medesima.

LB

La sorveglianza dei confini esterni marittimi attraverso Frontex: La Commissione LIBE si oppone alla decisione della Commissione europea

La Commissione libertà civili, giustizia e affari interni (LIBE) si è opposta (12 a favore e 25 contro) alla Proposta per una decisone del Consiglio che integra il Codice Frontiere Schengen approvando la conseguente proposta per una soluzione nel contesto della cooperazione operazionale coordinata da Frontex.

L’Unione europea non ha una base legale che regola il controllo delle frontiere esterne marittime, le quali sono quindi regolate dal diritto internazionale. L’unico strumento che fornisce delle linee guida in rispetto alla sorveglianza dei confini esterni marittimi dell’area Schengen è il Codice comunitario relativo al regime di attraversamento delle frontiere da parte delle persone (Codice Frontiere Schengen) (entrato in vigore il 13 ottobre 2006).

Il Codice Frontiere Schengen non include un regolamento completo sul controllo delle frontiere marittime e questo crea molti problemi quando gli Stati membri sono coinvolti in operazioni via mare e soprattutto quando si tratta di portare avanti operazioni di salvataggio.

Quindi, il novembre scorso la Commissione ha suggerito di integrare il Codice Frontiere Schengen con le norme internazionali applicabili nel contesto del salvataggio via mare e lo sbarco degli individui nei porti sicuri. Al fine di garantire un trattamento giusto e equo a livello europeo durante tali operazioni, il coordinamento dovrebbe essere svolto da Frontex.

La base legale

La Commissione europea ha presentato e modificato il testo sotto forma di una proposta per una decisione del Consiglio che integra il Codice Frontiere Schengen in relazione alla sorveglianza delle frontiere esterne marittime coordinate da Frontex in base all’Articolo 5 a (4) (a) Decisione del Consiglio 1999/468/EC (comitologia).

Questa interpretazione permette una procedura legislativa più veloce rispetto a quella che dovrebbe essere seguita nel caso in cui tali cambiamenti modifichino in modo sostanziale il contenuto del Codice Frontiere Schengen.

Il Consiglio europeo ha seguito tale procedura approvando a maggioranza qualificata il 25 gennaio 2010 (con l’astensione di Malta e Italia), il progetto di decisione dividendolo in due parti:

1) regole per operazioni via mare coordinate dall’agenzia e

2) linee guida per la ricerca e salvataggio e sbarco nel contesto delle operazioni coordinate da Frontex.

Tale progetto è stato poi sottoposto al vaglio del Parlamento europeo, in particolare alla Commissione LIBE.

La risposta della LIBE

Base legale sbagliata

La maggioranza dei membri della LIBE ritiene che i cambiamenti apportati dalla Commissione modificano in modo sostanziale il contenuto del Codice Schengen e perciò la base legale del progetto di decisione non è corretta.

Il servizio giuridico del Parlamento europeo ha rilasciato una sua opinione a riguardo il 4 marzo 2010 concludendo che:

a) le misure proposte eccedono lo scopo dell’articolo 12(5) del Codice Schengen dato che non costituiscono “misure addizionali che governano il controllo (delle frontiere)” in generale. Bensì esse fanno riferimento a regole specifiche sul rafforzamento delle frontiere e /o rifiuto di ingresso alle frontiere esterne marittime, la cui adozione è limitata dalla legislazione in base all’articolo 18 del Codice Schengen. Le stesse conclusioni possono essere applicate mutatis mutandis al progetto relativo alle misure di ricerca, salvataggio e sbarco (traduzione non ufficiale);

b) gli obiettivi presentati dalla proposta della Commissione possono essere raggiunti solo attraverso l’adozione di uno strumento legislativo o attraverso l’emendamento del Codice Schengen o degli allegati.

In base alla maggioranza dei membri della LIBE, accettare tale progetto di decisione stabilirebbe un precedente pericoloso sulla base del quale la Commissione europea potrebbe in futuro presentare misure che eccedono i propri poteri.

Misure non vincolanti

Tale posizione non rappresenta un’opinione contraria sul contenuto e obiettivo della proposta. Al contrario. I membri della LIBE, considerano fondamentale la creazione di misure che regolino l’assistenza e il salvataggio in mare.

Quello che hanno contestato è il valore non vincolante delle linee guida, considerando come necessaria l’introduzione di una proposta legislativa con valore vincolante, o:

attraverso emendamenti alla

Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica del regolamento (CE) n. 2007/2004 del Consiglio che istituisce un’Agenzia europea per la gestione della cooperazione operativa alle frontiere esterne degli Stati membri dell’Unione europea (Frontex)

o attraverso la emendamenti al Codice Schengen o indie attraverso una nuova proposta.

La risposta della Commissione

La base legale è corretta

Di fronte a tale premesse il Commissario Cecilia Malmström ha inviato una lettera alla Commissione LIBE ribadendo che tale progetto d decisione rientra a pieno nei poteri conferiti alla Commissione in base all’articolo 12(5) del Codice Schengen e che l’opinione del servizio giuridico del Parlamento europeo si basa sull’incomprensione della distinzione tra controllo di frontiera e vigilanza di frontiera.

La lettera spiega che lo scopo dell’iniziativa si limita allo stabilimento di regole che riguardano la condotta della sorveglianza delle frontiere nel contesto delle operazioni coordinate da Frontex,  perciò la proposta di decisione è in linea con l’articolo 12 (5) che infatti prevede la possibilità di introdurre misure  sulla base della comitologia.

Inoltre, durante il dibatto, la Commissione ha sottolineato che l’unica entità competente a decidere sulla correttezza della base legale è la Corte europea di giustizia mentre il ruolo del Parlamento è quello di prendere delle decisioni sulla base della valutazione politica.

Le linee guida hanno una natura vincolante

La Commissione europea ha anche sottolineato che il principio di non-refoulement è pienamente applicabile dato che le linee guida hanno valore vincolante.

Una minoranza dei Membri della LIBE a sostegno della proposta della Commissione, incluso il relatore (che si è ritirato da questa nomina) ha presentato una diversa argomentazione a supporto della posizione della Commissione.  E’ stato sottolineato che tale approvazione non creerà nessun tipo di precedente e che rifiutando tale proposta il Parlamento da maggior valore ad un aspetto tecnico di tipo legale invece che a quello umanitario. Parafrasando le parole del relatore Cashman, tale decisione avrebbe permesso l’approvazione rapida di misure che avrebbero obbligato gli Stati membri a sottostare a regole di assistenza e salvataggio quando coinvolti in operazioni di sorveglianza in mare.

Conclusione

La mozione di risoluzione del Parlamento non ha raggiunto la maggioranza necessaria in plenaria.

Tali proposte potrebbero ora far parte del dibattito sulla modifica del mandato Frontex al momento in fase di negoziazione al Consiglio europeo.

LB

Piano d’azione sul piano di Stoccolma pubblicato da Statewatch

European Commission: Stockholm Programme: Statewatch Analysis: Action Plan on the Stockholm Programme: A bit more freedom and justice and a lot more security (pdf) by Tony Bunyan: “The “harnessing of the digital tsunami” as advocated by the EU Future Group and the surveillance society, spelt out in Statewatch’s “The Shape of Things to Come” is embedded in the Commission’s Action Plan as it is in the Stockholm Programme….There is no mention of the European Security Research Programme (ESRP). Much of the technological development is being funded under the 1.4 billion euro security research programme. See: Statewatch/TNI report: Neoconopticon: EU security-industrial complex.
Statewatch Briefing: European Commission: Action Plan on the Stockholm Programme (pdf) Comments by Professor Steve Peers, University of Essex – Full-text: Communication from the Commission: Delivering an area of freedom, security and justice for Europe’s citizens Action Plan Implementing the Stockholm Programme (COM 171/2010, pdf)

http://www.statewatch.org/



Linee guida Frontex: il Parlamento europeo le respinge ma non raggiunge la maggioranza qualificata necessaria

La commissione per le libertà civili aveva suggerito all’Aula di respingere la proposta di decisione ritenendo che la sua portata andasse oltre le competenze di esecuzione previste e auspicando, comunque, norme obbligatorie e non orientamenti non vincolanti (vedi post in questo blog). Ma i 336 voti espressi a favore di quest’opzione (a fronte dei 253 contrari e 30 astensioni) non sono bastati: era necessario raccoglierne 369 (la maggioranza qualificata).

Taglio alla burocrazia: semplificazione della procedura di richiesta per permessi di soggiorno e lavoro nell’UE di cittadini dei paesi terzi

Oggi 22 febbraio 2010 la Commissione LIBE del Parlamento europeo condurrà un voto orientativo sulla ‘Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che stabilisce un’unica procedura per un unico permesso di soggiorno per i cittadini di Paesi terzi che soggiornino e lavorino in uno Stato membro e su un elenco di diritti comuni per i lavoratori di Paesi terzi regolarmente soggiornanti in uno Stato membro’.

Lo scopo di tale direttiva è di permettere ai cittadini di Paesi terzi di fare domanda attraverso un’unica procedura per un permesso per risiedere e lavorare in un paese membro. Un altro obiettivo è di garantire ai cittadini dei paesi terzi gli stessi diritti garantiti ai cittadini dei paesi membri nel coso in cui tale permesso venga accordato. La direttiva però non interviene sulle competenze degli stati membri nel decidere a chi concedere l’accesso ai propri mercati di lavoro.

Questa direttiva si concentra sui cittadini  e non solo sui lavoratori dei paesi terzi, a differenza della precedente.

La definizione di cittadino di un paese terzo in base alla direttiva corrisponde a:

” qualsiasi persona che non è un cittadino dell’Unione in base all’Articolo 20(1) del trattato sul Funzionamento dell’Unione europea”. (traduzione non ufficiale).

La direttiva si applicherà a tutte le persone che hanno fatto domanda di lavoro in uno Stato membro o che sono state ammesse per altre ragioni, ma hanno il diritto di lavorare in uno Stato membro.

Ciò detto, esiste una serie di circostanze in base alle quali gli Stati membri possono evocare l’inapplicabilità della Direttiva nei confronti dei cittadini di paesi terzi. Tali circostanze includono la situazione dei membri della famiglia del cittadino del paese terzo sia che siano essi cittadini dell’UE o che abbiano accesso agli stessi diritti conferiti ai cittadini dell’UE. I cittadini dei paesi terzi vengono anche esclusi dai provvedimenti di tale direttiva se sono lavoratori stagionali o au-pair, lavoratori in proprio o marinai. Infine anche coloro che stanno aspettando o a cui è stata garantita protezione internazionale non rientrano nelle competenze della direttiva. L’aggiunta dei marinai e dei lavoratori in proprio rappresenta un’altra novità rispetto alla direttiva del 2007.

Inoltre, gli stati membri possono ora decidere di escludere, dagli articoli 4 e 10, coloro a cui è stato garantito un permesso di soggiorno inferiore ai 6 mesi e agli studenti. Nella direttiva precedente tale esclusione era limitata ai lavoratori stagionali, ma ora si estende a qualsiasi lavoratore a cui è stato garantito un permesso di 6 mesi. Questo lascia aperta la possibilità ai cittadini di paesi terzi di ricevere rinnovi continui di permessi di 6 mesi ma nessun vero accesso alla direttiva e al permesso unico.

Coloro che non vi hanno accesso, possono ad ogni modo beneficiare di una procedura semplificata che può essere lanciata individualmente o dal datore di lavoro. Il risultato è una procedura unica e l’emissione di un permesso singolo che include sia il permesso di soggiorno che di lavoro. Questo però non elimina l’obbligo di visto, che può ancora essere richiesto nel momento dell’ingresso iniziale in un paese membro.

La direttiva detta inoltre una serie di regole per ciò che riguarda il trattamento di coloro che fanno richiesta per il permesso e la questione della responsabilità. Gli stati membri devono designare un’autorità competente per la valutazione e supervisione delle procedure inerenti le domande di permesso. Tale autorità è anche responsabile per l’adozione a decisione entro 4 mesi dall’emissione della richiesta di soggiorno. Esiste un’eccezione a questi 4 mesi. Se l’esame della domanda risulta particolarmente difficile la scadenza può essere estesa. Inoltre, se il richiedente non fornisce tutti i documenti necessari, l’autorità deve notificare a tale persona quali informazioni sono necessarie al fine di poter procedere con la richiesta e di soggiorno assieme alle scadenze. In questo caso la scadenza dei 4 mesi può essere sospesa sino a ricevuta dei documenti.

Come affermato precedentemente, la direttiva fornisce la possibilità di rendere responsabile un’autorità per l’esame della richiesta di soggiorno. Se una domanda viene rifiuta, il richiedente deve in primo luogo essere notificato e deve essere informato sui suoi diritti di ricusare tale decisione dello stato membro che ha rifiutato la sua domanda.

Al contrario, gli stati membri possono semplicemente considerare una domanda inammissibile (perciò’ non procedere con la richiesta)´in base al volume delle ammissioni a scopo lavorativo di cittadini di paesi terzi. In questo caso non esiste l’obbligo di informare il cittadino sullo status della sua domanda. Nonostante ciò, considerando il fatto che una  persona può aspettare 4 mesi per la possibilità di ricevere una risposta, sembra ragionevole notificare la persona, anche nel caso in cui non si proceda con la richiesta. Anche se tale misura non viene esplicitata, non esiste alcun limite per gli Stati membri d’adottare tale misura in base all’Articolo 13 che stabilisce” la direttiva non limita il diritto dello Stato membri di adottare o mantenere dei provvedimenti che sono in favore delle persone a cui si applicano” .

Ad ogni modo, quando il permesso viene garantito in base alla direttiva, le persone avranno diritto ad accedere a tutto il territorio dello Stato membro in cui risiede. Essi beneficeranno inoltre del’Articolo 12(1) che ha lo scopo di garantire gli stessi diritti dei cittadini UE ai cittadini dei paesi terzi. Tali diritti includono la copertura socio-sanitaria, la condizioni di lavoro, inclusi: sanità, sicurezza a salario, libertà di associazione, affiliazione a organizzazioni che non costituiscano un ostacolo alla sicurezza nazionale, servizi di formativi e accesso a beni e servizi incluse le procedure per l’alloggio.

L’articolo 12, che garantisce uguali diritti ai cittadini dei paesi terzi rispetto a quelli garantiti ai cittadini dell’UE, è seguito dai paragrafi (2) e (3) che prevedono la clausola di opt-out per gli stati membri. Ad esempio, l’articolo 12.1 (f) stabilisce che “accesso ai beni e servizi e l’approvvigionamento di servizi disponibili al pubblico, inclusi procedure per avere accesso all’alloggio come previsto dalla legislazione nazionale”. Questo paragrafo non limita le libertà di contratto previste dalla legislazione nazionale e europea”. Però, l’articolo 12.2 afferma che gli stati membri possono limitare il trattamento paritario dei cittadini dei paesi terzi in base al paragrafo 1 (f) sull’alloggio. Infine, l’articolo 12.3 enfatizza che il diritto ad un trattamento paritario non limita la possibilità degli stati membri di “ritirare, rifiutare” i permessi.

Infine, la direttiva permette di mantenere una procedura di valutazione costante attraverso la distribuzione di relazioni da parte della Commissione ed una comunicazione annuale da parte degli stati membri sulla quantità di permessi di soggiorno assegnati. L’obbligo di mantenere tale dialogo fa si che la direttiva possa evolvere e migliorare sulla base dei cambiamenti sociali.

Mahini

Full-body scanner: rischio di violazione dell’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti umani

Il fallito attentato al volo per Detroit del 25 dicembre scorso ha confermato le debolezze nel sistema di sicurezza nel trasporto aereo. Di conseguenza ha preso piede a livello globale un rinnovato interesse nei confronti dell’introduzione dei full-body scanner.

I full-body scanner creano un’immagine del corpo che mostra la superficie della pelle e rivela oggetti presenti sul e non dentro il corpo. L’identificazione personale non è possibile e l’immagine non viene memorizzata. Le due tecnologie principali che vengono utilizzate sono: backscatter (che si basa su raggi x a bassa intensità) e onde millimetriche (che usa radio frequenze non-ionizzate).

Queste tecnologie sono in grado di identificare oggetti considerati pericolosi e rivelare informazioni personali di natura riservata, come questioni inerenti allo stato di salute.

Perciò, al fine di capire se tale misura debba essere introdotta, le seguenti tre condizioni devono essere rispettate:

  • Legittimità: deve esistere la base legale che preveda restrizioni ai diritti degli individui. L’obiettivo dei full-body scanner deve essere legittimo e coerente con i principi e valori dell’Unione europea. Inoltre, tale introduzione deve prevedere disposizioni tese alla salvaguardia dei diritti e libertà degli individui;
  • Rispettare il principio dello stato di diritto: le condizioni che permettono la restrizione dei diritti summenzionati deve essere prevista per legge. Quest’ultima deve essere accessibile a tutti gli individui coinvolti e sufficientemente precisa da poter permettere a tali persone di capire la portata della misura e le conseguenze che le sue azioni possono avere al fine di non violare la normativa. Inoltre deve proteggere l’individuo da azioni di carattere arbitrario;
  • Proporzionalità: l’uso di full-body scanner deve essere proporzionale allo scopo perseguito così da poter essere considerato necessario.

Legittimità

A livello europeo, la base legale per l’attuazione dei full-body scanner si trova nel Regolamento (CE) 300/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio. Tale regolamento ha l’obiettivo di proteggere persone e beni all’interno dell’Unione europea prevenendo atti di natura illegale nei velivoli civili. Tali azioni possono includere lo screening delle persone prima che entrino le aree di sicurezza negli aeroporti e a bordo degli aeroplani. L’uso di body-scanner sembra pertanto che rientri nel quadro d’azione del regolamento.

Nonostante ciò, il fatto che i full-body scanner non possano esaminare cosa c’è all’interno del corpo umano e, a detta degli esperti, non possano neanche identificare plastica, sostanze chimiche e liquide, riduce molto la loro efficacia.

Inoltre, il Parlamento europeo ha messo in dubbio l’esistenza stessa di una base legale valida per l’attuazione di una misura di tale portata. Nel suo Rapporto non-legislativo sull’impatto che l’uso dei body scanner nel campo della sicurezza nel settore dell’aviazione ha sui diritti umani, la privacy, la dignità personale, la salute e la protezione dei dati il Parlamento ha affermato che:

“questo progetto  può eccedere i poteri di attuazione previsti nello strumento base dato che la misura in questione non può essere considerata una semplice misura tecnica legata alla sicurezza nel settore dell’aviazione, ma ha un impatto di portata considerevole sui diritti fondamentali dei cittadini.” (Traduzione non ufficiale).

Il ragionamento del Parlamento si basa sulla constatazione del fatto che la Commissione ha proposto un progetto di regolamento a completamento degli standard base comuni nel settore dell’aviazione civile. Tale completamento prevede per l’appunto l’inclusione dei body scanner. E’ possibile percio’ dedurre che inizialmente i body scanner non erano inclusi negli standard comuni previsti dal regolamento.

Ad ogni modo, anche nel caso in cui esistesse effettivamente una base legale tale da permettere questo tipo di controlli, il fatto che i full-body scanner non possano identificare materiale potenzialmente illegale, pone seri dubbi sulla loro legittimità e proporzionalità.

Proporzionalità

Le autorità europee responsabili per la protezione dei dati hanno enfatizzato la portata sulla privacy che i full-body scanner hanno ed hanno perciò rimarcato il bisogno di trovare il giusto equilibrio tra la loro necessità e l’intrusione che deriva dalla loro introduzione.

Al fine di ridurre la natura invasiva dei full-body scanner, il Privacy Impact Assessment of the Homeland Security suggerisce che i passeggeri possano scegliere  modi alternativi di controllo. A questo riguardo il gruppo di lavoro sulla protezione dei dati ha affermato che “rendendoli volontari si mette a repentaglio la ragione stessa della loro esistenza”.

Ciò detto, come il Garante europeo per la protezione dei dati a correttamente sottolineato, l’invasività di tale misura dipenderà da come, dove, quando, con quali procedure essi verranno installati ed anche da quali garanzie verranno stabilite a protezione degli interessi delle persone.

L’assenza di salvaguardie, tali da permettere verifiche sui controlli attuati, significa che le autorità non sono in grado di verificare se le persone monitorate vengono selezionate in modo discriminatorio sulla base della propria etnia, religione, genere, età, orientamento sessuale o disabilità, come gli avvocati di Matrix Chamber hanno affermato (Matrix Chamber è una organizzazione del Regno unito  che raccoglie avvocati di varie discipline e che è stata ingaggiata dalla Commissione indipendente per la promozione dei diritti e dell’uguaglianza per valutare l’impatto che i body scanner hanno in questi settori).

Inoltre, questa intrusione deve essere considerata assieme all’impatto che i raggi x dei body scanner backscatter possono avere sulla salute degli individui sottoposti a tali controlli. Secondo il Dott. James Thrall dell’American College of Radiology e capo radiologia del Massachusetts General Hospital a Boston, il livellio di radiazioni è molto più basso del limite considerato pericoloso per la salute. Nonostante ciò, ulteriori valutazioni sono auspicabili al fine di confermare o meno questi primi risultati.

Pieno rispetto dello stato di diritto

Ammesso e non concesso che le prime due condizioni possano essere soddisfatte nonostante le carenze summenzionate, rimane ancora un terzo aspetto non negoziabile che i legislatori devono prendere in considerazione  quando valutano la possibilità di introdurre i full-body scanner: il rispetto per lo stato di diritto.

In base a questo principio, le decisioni devono essere prese applicando i principi di diritto, senza alcuna discrezione nella loro attuazione e procurando la salvaguardie necessarie contro interventi arbitrari.

Tali salvaguardie sono indicate in diversi strumenti, inclusi l’articolo 8 della Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, gli articoli 7 e 8 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea così come dettagliata dalla Direttiva 95/46/EC.

Oltre a questi strumenti, in base alla Convenzione per la protezione degli individui sull’elaborazione automatica dei dati , le parti contraenti devono attuare i principi da essa sanciti al fine di assicurare il rispetto dei diritti fondamentali degli individui per ciò che la riguarda la protezione dei loro dati sul loro territorio.

Quindi la prima domanda a cui rispondere riguarda la conformità dell’introduzione dei full-body scanner con tali provvedimenti.

In base a Matrix Chamber, tale introduzione “probabilmente viola l’articolo 8 della Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali” (traduzione non ufficiale).

Gli avvocati di Matrix Chamber ricordano che nel caso S and Marper v United Kingdom, la Corte europea per i diritti umani constatò che la mera conservazione dei dati inerenti la vita privata di una persona corrisponde ad un’infrazione del l’Articolo 8 e che il concetto di “vita privata”  copre l’integrità fisica e psicologica di una persona ed include il diritto alla propria immagine (Sciacca v. Italy).

Quindi, in base a tale ragionamento, l’uso di tali scanner crea un’invasione della privacy tale da  non essere in conformità con il diritto, così come richiesto dall’articolo 8(2) e il relazione al quale non esiste ancora un sistema che preveda l’esonero dallo screening.

Al fine di ridurre al minimo l’intrusione dei full-body scanner, la valutazione fatta dall’Homeland Security prevede che l’ufficiale responsabile per il controllo delle immagini sia lontano dalla persona controllata.

Tuttavia,  il livello d’intrusione varierà da un lato dal  contesto culturale e personale di ogni individuo e, dall’altro dalle caratteristiche tecniche degli scanner.

Inoltre, anche se è vero che i passeggeri rinunciano al proprio diritto alla privacy nella misura necessaria a mantenere la sicurezza al momento dell’acquisto del biglietto, non tutte le rinunce a tale diritto sono automatiche.

Informazioni chiare e comprensive sui body scanner devono essere date agli individui quando acquistano il biglietto e modalità alternative di controllo devono essere previste per coloro che rifiutano di passare sotto il controllo de i full-body scanner. In questo caso però, come è stato già ribadito precedentemente, ci si può chiedere sino a che punto i body scanner siano utili una volta che diventano una misura volontaria.

Nonostante il rischio di violare il diritto alla privacy e i principi di anti-discriminazione, gli Stati Uniti supportano l’introduzione dei full-body scanner negli aeroporti europei e tale richiesta è state accolta favorevolmente dal coordinatore europeo sull’antiterrorismo Gilles de Kerchove.

Al contrario, i membri dell’Unione europea hanno ancora dubbi a riguardo. Mentre durante un incontro informale dei ministri degli interni con il capo dell’Homeland Security che si è tenuto il 21 gennaio 2010 a Toledo, Spagna e Germania hanno espresso delle riserve, la loro controparte responsabile per i trasporti che si è incontrata a La Coruña venerdì 12 febbraio sembra più incline all’introduzione di tale misura.

La Commissione europea pubblicherà nel mese di aprile una relazione che risponderà a tutti i quesiti esposti in questa analisi. In base a tale relazione il Consiglio Trasporti adotterà poi una posizione comune.

Le legittime ragioni alla base del’introduzione dei full-body scanner possono essere considerate proporzionali se esiste un equilibrio tra il livello di intrusione e il valore aggiunto che essi portano in termini di sicurezza per i passeggeri. L’uso dei full-body scanner non va contro la legge europea sulla protezione della privacy. Ciò detto, una cosa rimane il fatto che essi siano attuabili, tutt’altra cosa è la loro auspicabilità.

LB

Il Parlamento europeo approva Barroso II

Il Parlamento europeo ha approvato a Strasburgo, il 9 febbraio 2010 con un’ampia maggioranza (488 voti a favore, 137 voti contrari e 72 astensioni) la squadra di José Manuel Barroso, che entra in carica oggi, mercoledì 10 febbraio, e il cui mandato scadrà il 31 ottobre 2014. 

I principali gruppi politici (il PPE, il gruppo socialista (S&D) e il gruppo liberale (ALDE)) hanno sostenuto la nuova Commissione. I Verdi/ALE, la GUE/NGL, il gruppo Europa, libertà, democrazia (ELD) e i non iscritti hanno votato contro, mentre il gruppo conservatore (ECR) si è astenuto.

In seduta plenaria, Barroso ha ribadito le priorità (già presentate al PE il settembre scorso) che includono l’uscita dalla crisi economica e finanziaria, il cambiamento climatico e la sicurezza di approvvigionamento in energia, la coesione sociale, la creazione di uno spazio di libertà e di sicurezza e il rafforzamento dell’Europa nel mondo. Barroso, s’impegna in base al nuovo accordo-quadro PE/Commissione,  i cui principali elementi sono stati approvati martedì dai deputati, a far sì che d’ora in poi si faccia un’analisi dell’impatto sociale di ogni futura proposta legislativa.

In base alla risoluzione , al fine di porre il Parlamento sullo stesso piano del Consiglio laddove si applica  la procedura legislativa, la Commissione deve:

1) garantire al Parlamento accesso analogo alle informazioni riguardanti gli aspetti legislativi e di bilancio rispetto a quello garantito al Consiglio

2) dare al Parlamento europeo tutta la documentazione degli incontri del Consiglio con gli esperti nazionali sulla preparazione delle misure di esecuzione della legislazione europea

3) reagire nel giro di tre mesi alle iniziative legislative del Parlamento e presentare una proposta entro un anno, e nel caso in cui i suggerimenti del Parlamento vengano rifiutati, spiegare dinanzi alla plenaria le ragioni che hanno portato a tale decisione

4) Riconoscere il maggior ruolo giocato dal parlamento (a seguito dell’entrata in vigore del Trattato di Lisbona) dando al Parlamento informazioni “immediate e totali” durante “tutti i passaggi delle negoziazioni” e dando al Parlamento lo status di osservatore alle conferenze internazionali

5) difendere la posizione del Parlamento durante le negoziazioni portate avanti dal Servizio europeo per l’azione esterna e coinvolgerlo nell’esame per il miglioramento della legislazione interistituzionale

6) attraverso il suo Presidente mantenere un dialogo costante con il Presidente del Parlamento.

Anche se il Presidente Barroso ha promesso di rispettare tali provvedimenti durante la seconda fase delle negoziazioni che tratteranno l’aspetto procedurale, il Parlamento non ha ottenuto tutto ciò che voleva. In primo luogo la Commissione non ha permesso al Parlamento di condurre audizioni sui futuri ambasciatori europei. In secondo luogo, per ciò che riguarda il potere d’iniziativa del Parlamento europeo Barroso ha accordato di stabilire una scadenza ma senza accettare di rispondere in modo sistematico alle richieste del Parlamento, al fine di non danneggiare il potere d’iniziativa della Commissione. Infine rimane da vedere la misura in cui la Commissione accetterà di consegnare informazioni velocemente al Parlamento su certe questioni inerenti alle relazioni esterne dell’Unione.

Ad ogni modo, ora che la Commissione Barroso II ha passato il vaglio del Parlamento europeo è interessante dare una scorsa a ciò che  i nuovi commissari responsabili dello spazio di libertà, sicurezza e giustizia avevano illustrato all’assemblea legislativa durante le audizioni tenutesi il gennaio scorso .

Per ciò che riguarda i commissari che hanno il portafoglio legato allo spazio di libertà, sicurezza e giustizia, la Signora Viviane Reding sarà vice presidente della Commissione e commissario europeo alla giustizia, ai diritti fondamentali, alla cittadinanza ed alla parità delle opportunità.

Durante la sua audizione di fronte al PE, tenutasi il 12 gennaio scorso, Viviane Reding ha sottolineato l’importanza di creare uno spazio di giustizia unica e rafforzare le politiche di parità delle opportunità e porre fine a qualsiasi forma di discriminazione  e lottare contro la violenza delle donne.

In particolare le tre priorità presentate al parlamento in materia di giustizia sono:

(1) garantire agli imputati ed ai sospetti di potere disporre di diritti chiari nell’UE

(2) avere norme molto forti per l’equità nei processi e prigioni e

(3) rafforzare i diritti delle vittime.

La Signora Reding ha anche sottolineato l’importanza di avere “una libera circolazione dei documenti amministrativi e di atti autentici europei”. Il Commissario ha annunciato, a questo proposito, la pubblicazione, di un libro verde sulla libera circolazione dei diritti civili e politici, atteso per l’inizio del 2010. Sempre riguardo a questo settore, un altro obiettivo del nuovo Commissario è di far sì che Eurojust sia trasformato “in un pubblico ministero europeo”. Per ciò che riguarda la promozione e rispetto dei diritti fondamentali Ci sarà una valutazione d’impatto molto specifica sui nostri diritti fondamentali. Viviane Reding ha precisato che le pari opportunità devono essere interamente integrate nell’occupazione. E questa sarà una priorità della presidenza belga dell’Unione. Infine la signora Reding ha affermato che assieme al commissario agli affari interni, Cecilia Malmström, presenteranno 169 iniziative nel quadro del programma di Stoccolma.

Dal canto suo Cecilia Malmström, durante l’audizione tenutasi il 19 gennaio, ha presentato come priorità l’immigrazione e il rafforzamento della sicurezza. Per ciò che riguarda l’immigrazione, la signora Malmström presenterà nel 2010 tre direttive: lavoro stagionale, cambiamenti interni in seno alle imprese multinazionali e tirocinanti remunerati. Inoltre, il commissario ha segnalato che proporrà il rafforzamento di Frontex all’inizio del 2010. L’altro obiettivo del commissario designato è la realizzazione di una strategia di sicurezza interna nell’UE sebbene poche nuove legislazioni saranno lanciate in questo settore. La Signora Malmström ha annunciato la revisione della misura sulla conservazione dei dati all’inizio del 2011, tenendo conto degli aspetti legati che assieme alla messa in atto del sistema d’informazione di seconda generazione (SIS II) sarà uno dei primi dossiers urgenti di cui si occuperà. Ha altresì affermato di essere “favorevole” alla creazione di un posto di coordinatore europeo incaricato della lotta contro la tratta degli esseri umani. Il commissario ha infine segnalato di presentare una comunicazione sulla lotta contro la corruzione. e di cooperare in questo settore con il Commissario Reding.

LB