Operazioni frontiere marittime esterne UE con Frontex: verso una maggior tutela dei diritti umani?

Una analisi precedente fatta in questo blog aveva spiegato le ragioni per cui il Parlamento europeo avrebbe potuto sollevare obiezioni di tipo procedurale alla modifica del Codice Frontiere Schengen proposta dalla Commissione europea.

Così è stato, ed infatti la Commissaria Cecila Malmström aveva espresso forti preoccupazioni sulla posizione contraria della commissione libertà civili, giustizia e sicurezza ribadendo la correttezza della base legale usata.

L’integrazione al Codice Frontiere Schengen alla fine è stata approvata dal Consiglio  a causa del fatto che in plenaria (27 marzo 2010) il Parlamento europeo non ha raggiunto la maggioranza necessaria per approvare la mozione di risoluzione contraria a tale misura.

Nonostante ciò, il servizio legale del Parlamento europeo, consultato una seconda volta sulla medesima questione procedurale ha ribadito il fatto che la base legale utilizzata per approvare tale modifica -che permette la procedura abbreviata definita di comitologia- non è corretta in quanto essa va a modificare importanti aspetti del contenuto del Codice Frontiere Schengen.

La Commissione LIBE perciò porterà tale decisione di fronte alla Corte europea di Giustizia, contestando la misura dal punto di vista procedurale e non del contenuto. Chiederà però di mantenere in vigore il Codice Frontiere Schengen così come modificato fintanto che una nuova misura non sarà entrata in vigore.

In realtà la questione procedurale sollevata nasconde resistenze sul contenuto della Decisione. Tale riserbo proviene da quegli stati membri i cui confini esterni marittimi sono attraversati da un numero maggiore di immigrati rispetto ad altri stati membri e che per questioni di forza maggiore sono gli stati che più probabilmente ospiteranno le operazioni di salvataggio oggetto della misura.

A dimostrazione di ciò, il fatto che Malta ha immediatamente ritirato la sua disponibilità ad ospitare operazione coordinate da Frontex in futuro.

La parte incriminata della Decisione Del Consiglio del 26 aprile 2010 che integra il Codice Frontiere Schengen è soprattutto la seconda perché prevede:

1.            Situazioni di ricerca e soccorso

1.2.            Nel corso dell’operazione di sorveglianza delle frontiere, in caso di dubbio o timore sulla sicurezza di una nave o sull’incolumità di una persona a bordo, l’unità partecipante trasmette senza indugio tutte le informazioni disponibili al centro di coordinamento del soccorso competente per la regione di ricerca e soccorso in cui si è verificata la situazione.

Qualora il centro di coordinamento del soccorso del paese terzo competente per la regione di ricerca e soccorso non risponda alla notifica trasmessa dall’unità partecipante, questa dovrebbe contattare il centro di coordinamento del soccorso dello Stato membro ospitante.

2.            Sbarco

2.1. Il piano operativo dovrebbe indicare le modalità di sbarco delle persone intercettate o soccorse,in conformità del diritto internazionale e degli eventuali accordi bilaterali applicabili. Il piano operativo non impone obblighi agli Stati membri che non partecipano all’operazione. Fatta salva la responsabilità del centro di coordinamento del soccorso e a meno che non sia diversamente indicato nel piano operativo, dovrebbe essere privilegiato lo sbarco nel paese terzo da cui è partita la nave che trasporta le persone interessate o dalle cui acque territoriali o regione di ricerca e soccorso tale nave è transitata e, qualora ciò non sia possibile, dovrebbe essere privilegiato lo sbarco nello Stato membro ospitante a meno che sia necessario agire diversamente per garantire l’incolumità di tali persone.

Legato a tali linee guida c’è il fatto che al momento sono in corso i negoziati per la modifica del mandato Frontex  e che il relatore nominato per seguire tale dossier è Simon Busuttil (PPE, Malta).

LB

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