Verso un regime europeo per le operazioni di salvataggio in mare?

Come evitare il ripetersi dei conflitti di competenza fra Stati membri in occasione della sorveglianza delle frontiere marittime nel sud del Mediterraneo e chi deve intervenire quando sia necessario soccorrere imbarcazioni in difficoltà o quando sia necessario respingere alla frontiera degli immigranti illegali ?

Queste domande sono state sollevate più volte dalla stampa e dall’opinione pubblica più attenta negli ultimi anni a partire dal caso della nave Cap Anamur e le polemiche hanno toccato anche l’Unione europea visto che il controllo delle frontiere esterne dello spazio Schengen é ormai regolato dal Codice Ue delle frontiere Schengen entrato in vigore il 13 ottobre 2006 (REGOLAMENTO (CE) N. 562/2006 PE e Consiglio)

Il fatto é che tale Codice Schengen non contiene una disciplina esaustiva sui controlli delle frontiere marittime anche se prevede in particolare agli articoli 12 e 13 rispettivamente le modalità di sorveglianza delle frontiere e le situazioni che possono comportare il respingimento da parte delle guardie di frontiera (*). Non vengono in particolare regolate le situazioni relative all’assistenza e al soccorso in mare per le quali gli Stati membri si rifanno alle Convenzioni internazionali (e relativi protocolli) quali la Convenzione di Montego Bay del 10 dicembre 1982 (Unclos) che impone ai comandanti delle navi l’obbligo di assistenza o l’art. 10 della Convenzione del 1989 sul soccorso in mare, o ancora la Convenzione Internazionale per la sicurezza della vita in mare del 1974 – Convenzione Solas – o, soprattutto, la Convenzione on Marittime Search and Rescue Sar del 1979.

I problemi nascono dal fatto che nell’applicare queste Convenzioni gli Stati membri seguono prassi tanto differenti da spingere la Commissione a rilevare dopo uno studio condotto a partire dal 2007 che “… L’obbligo di rispettare i diritti fondamentali nell’attuazione del codice Schengen esiste, ma per le operazioni di sorveglianza non è esplicito. Quanto al principio di diritto internazionale del non respingimento, gli Stati membri lo interpretano in modo divergente, alcuni addirittura negandone l’applicabilità nelle acque internazionali..(…) Un’altra divergenza tra gli Stati membri riguarda l’identificazione della situazione che impone l’assistenza: per alcuni Stati membri la nave deve essere sul punto di affondare, per altri è sufficiente che la nave non sia idonea alla navigazione; per alcuni Stati membri è necessario che le persone a bordo chiedano assistenza, per altri no.”
E’ il caso di ricordare che secondo la Convenzione Sar le zone di ricerca e salvataggio sono ripartite d’intesa con gli altri Stati interessati e non corrispondono necessariamente con le frontiere marittime esistenti. cosi’ come che la Convenzione Sar impone un preciso obbligo di soccorso e assistenza delle persone in mare “regardlerss of the nationality or status of such a person or the circumstances in which that person is found”, senza distinguere a seconda della nazionalità o dello stato giuridico, stabilendo altresì, oltre l’obbligo della prima assistenza anche il dovere di sbarcare i naufraghi in un “luogo sicuro”. Secondo la Commissione
“.. Determinare il luogo in cui dovrebbero essere condotte le persone soccorse è cosa difficile ritenuta il punto debole del regime SAR. Le modifiche del 2004 fanno obbligo a tutti gli Stati di cooperare per risolvere le situazioni SAR; con la loro cooperazione, lo Stato competente per la regione SAR deve decidere dove trasferire le persone soccorse….L’aspetto controverso era il luogo in cui le persone soccorse devono essere sbarcate nel caso in cui lo Stato competente per la regione SAR venga meno ai suoi obblighi al riguardo. Alcuni Stati membri sono riluttanti a partecipare alle operazioni perché temono di essere poi costretti a trasferire le persone soccorse nei loro territori.”

A fronte di queste difficoltà che si possono tradurre in gravi emergenze per le persone coinvolte nelle operazioni di salvataggio la Commissione ha quindi proposto nel novembre scorso di integrare il Codice Shengen con le principali norme internazionali applicabili in materia di ricerca, salvataggio in mare e sbarco in porti sicuri cosi’ da assicurare una uniformità di trattamento a livello europeo e regole d’ingaggio chiare in particolare quando le operazioni di sorveglianza siano condotte sotto il coordinamento dell’Agenzia Frontex.

La proposta non ha ottenuto in un primo tempo il sostegno degli esperti degli Stati membri ma potrebbe passare ora con l’astensione dell’Italia e di Malta.

In caso di accettazione da parte del Consiglio sarebbe il Parlamento europeo a dovere intervenire e in tale caso l’assemblea potrebbe sollevare da qui al 7 aprile prossimo delle riserve quanto alla procedura seguita o alla forma scelta dalla Commissione per integrare queste disposizioni nel Codice Schengen.

Per adottare infatti più rapidamente queste norme la Commissione ha previsto che esse siano da considerare come semplici disposizioni applicative e non siano misure di portata essenziale per il Codice (il che, visti i contenuti di alcune di queste sembra un interpretazione piuttosto ardita.. Fra poche settimane si saprà quale sarà l’esito finale di questa comunque meritevole iniziativa della Commissione UE.
EDC.

(*) dal CODICE SCHENGEN
Articolo 12 Sorveglianza di frontiera
1. La sorveglianza si prefigge principalmente di impedire l’attraversamento non autorizzato della frontiera, di lottare contro la criminalità transfrontaliera e di adottare misure contro le persone entrate illegalmente.
2. Le guardie di frontiera si servono di unità fisse o mobili per effettuare la sorveglianza di frontiera.Tale sorveglianza viene effettuata in modo da impedire alle persone di eludere le verifiche ai valichi di frontiera o da dissuaderle dal farlo.
3. La sorveglianza tra i valichi di frontiera è effettuata da guardie di frontiera in numero e con metodi adatti ai rischi e alle minacce esistenti o previsti. Essa comporta cambiamenti frequenti ed improvvisi dei periodi di sorveglianza, in modo che chi attraversa senza autorizzazione la frontiera corra il rischio costante di essere individuato.
4. La sorveglianza è effettuata da unità fisse o mobili che svolgono i loro compiti pattugliando o appostandosi in luoghi riconosciuti come sensibili o supposti tali allo scopo di fermare le persone che attraversano illegalmente la frontiera. La sorveglianza può essere effettuata facendo ricorso anche a mezzi tecnici, compresi dispositivi elettronici.
«5. Possono essere adottate misure di sorveglianza supplementari. Tali misure, intese a modificare elementi non essenziali del presente regolamento, completandolo, sono adottate secondo la procedura di regolamentazione con controllo di cui all’articolo 33, paragrafo 2.» (Paragrafo cosi’ modificato dal Regolamento (CE) N. 296/2008 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO dell’11 marzo 2008)em>

Articolo 13 Respingimento
1. Sono respinti dal territorio degli Stati membri i cittadini di paesi terzi che non soddisfino tutte le condizioni d’ingresso previste dall’articolo 5, paragrafo 1, e non rientrino nelle categorie di persone di cui all’articolo 5, paragrafo 4. Ciò non pregiudica l’applicazione di disposizioni particolari relative al diritto d’asilo e alla protezione internazionale o al rilascio di visti per soggiorno di lunga durata.
2. Il respingimento può essere disposto solo con un provvedimento motivato che ne indichi le ragioni precise. Il provvedimento è adottato da un’autorità competente secondo la legislazione nazionale ed è d’applicazione immediata. Il provvedimento motivato indicante le ragioni precise del respingimento è notificato a mezzo del modello uniforme di cui all’allegato V, parte B, compilato dall’autorità che, secondo la legislazione nazionale, è competente a disporre il respingimento. Il modello uniforme compilato è consegnato al cittadino di paese terzo interessato, il quale accusa ricevuta del provvedimento a mezzo del medesimo modello uniforme.
3. Le persone respinte hanno il diritto di presentare ricorso. I ricorsi sono disciplinati conformemente alla legislazione nazionale. Al cittadino di paese terzo sono altresì consegnate indicazioni scritte riguardanti punti di contatto in grado di fornire informazioni su rappresentanti competenti ad agire per conto del cittadino di paese terzo a norma della legislazione nazionale.
L’avvio del procedimento di impugnazione non ha effetto sospensivo sul provvedimento di respingimento. Fatto salvo qualsiasi indennizzo concesso a norma della legislazione nazionale, il cittadino di paese terzo interessato ha diritto a che lo Stato membro che ha proceduto al respingimento rettifichi il timbro di ingresso annullato e tutti gli altri annullamenti o aggiunte effettuati, se in esito al ricorso il provvedimento di respingimento risulta infondato.
4. Le guardie di frontiera vigilano affinché un cittadino di paese terzo oggetto di un provvedimento di respingimento non entri nel territorio dello Stato membro interessato.
5. Gli Stati membri raccolgono statistiche sul numero di persone respinte, i motivi del respingimento, la cittadinanza delle persone respinte e il tipo di frontiera (terrestre, aerea, marittima) alla quale sono state respinte. Gli Stati membri trasmettono annualmente tali statistiche alla Commissione. La Commissione pubblica ogni due anni una compilazione delle statistiche fornite dagli Stati membri.
6. Le modalità del respingimento figurano nell’allegato V, parte A.”

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