Uno dei dibattiti principali concernenti l’Unione europea (UE) ruota attorno alla questione inerente il livello di supranazionalità o intergovernatementalismo del processo decisionale delle politiche europee. Le politiche inerenti all amigrazione sono state tradizionalmente collegate alla seconda logica, quella intergovernamentale; però, a partire dall’entrata in vigore del Trattato di Amsterdam (1999) è innegabile un lento spostamento da un approccio intergovernamentale ad una cooperazione più comunitaria.
Questo passaggio di sovranità è evidente in relazione agli accordi di riammissione con paesi terzi, l’ultimo di quali è quello con il Pakistan che è stato votato dalla Commissione LIBE il 13 luglio 2010. Vedendo l’abbondare di questi tipi di accordi viene naturale domandarsi se tale cooperazione sia veramente il risultato di un mero calcolo costo-benefici dove i benefici derivanti da una maggiore cooperazione superano I costi derivanti da una eventuale esclusione, o piuttosto sono il risultato di un processo di integrazione che riduce progressivamente la capacità degli stati membri di agire indipendentemente?
Il processo di integrazione europea nel campo della migrazione non è così communitarizato come sembra dal punto di vista istituzionale. Gli stati membri cooperano spesso per circoscrivere le norme di diritto internazionale relative al rispetto dei diritti umani che limitano fortemente la loro possibilità di poter attuare politiche restrittive nel settore della migrazione. La limitata capacità negoziale dell’UE nel campo degli accordi di riammissione ha visto l’introduzione di una serie di misure di compensazione, come facilitazione per ottenere il visto. Però, questa clausola non fa parte di tutti gli accordi di riammissione. Infatti, dai recenti dibattiti all’interno della Commissione LIBE sugli accordi con il Pakistan sembra che quest’ultimi non prevdeano tale misura.
Al contrario i paesi dei Balcani occidentali hanno sempre avuto questa clausola negli accordi di riammissione con l’UE. Il fatto che i regimi di facilitazione dei visti vengano usati in modo ineguale pone alcune domande sulla misura in cui l’UE divida I paesi terzi tra bona fide (che si meritano le facilitazioni) e mala fide (che non meritano le facilitazioni) e le conseguenze che tale divisione possa avere sul rispetto dei diritti degli individui. I programmi di facilitazioni dei visti che prevedono l’introduzione dei passaporti biometrici per i cittadini di paesi terzi aumenta fortemente il potere dell’UE di controllare i movimenti degli individui dei paesi terzi così da facilitare le espulsioni quando la nazionalità non può essere determinata.
Accordi già in vigore con la clausola di facilitazione dei visti
Albania: Le negoziazioni sono durate dal 2003 al 2005 e l’accordo è stato firmato nel 2004
Bosnia e Herzegovina: Le negoziazioni sono durate dal 2006 al 2007 e l’accordo è stato firmato il 1 gennaio 2008
Fyrom: Le negoziazioni sono durate dal 2006 al 2007 e l’accordo è stato firmato il 1 gennaio 2008
Moldova: Le negoziazioni sono durate dal 2007 al 2007 e l’accordo è stato firmato il 1 gennaio 2008
Montenegro: Le negoziazioni sono durate dal 2006 al 2007 e l’accordo è stato firmato il 1 gennaio 2008
Ucraina: Le negoziazioni sono durate dal 2002 al 2007 e l’accordo è stato firmato il 1 gennaio 2008
Russia: Le negoziazioni sono durate dal 2003 al 2006 e l’accordo è stato firmato nel 2007
Serbia: Le negoziazioni sono durate dal 2006 al 2007 e l’accordo è stato firmato il 1 gennaio 2008
Accordi in vigore senza facilitazioni di visti
Hong Kong: Le negoziazioni sono durate dal 2001 al 2003 e l’accordo è stato firmato nel 2004
Macao: Le negoziazioni sono durate dal 2001 al 2003 e l’accordo è stato firmato nel 2004
Sri Lanka: Le negoziazioni sono durate dal 2001 al 2004 e l’accordo è stato firmato nel 2005
Pakistan: Dopo 10 anni di negoziazioni (2000-2010) la Commissione LIBE ha votato favorevolmente la relazione il 13 luglio 2010.
Attuali negoziazioni con la clausola di facilitazione dei visti
Georgia Le negoziazioni con la Georgia si sono concluse in un anno (2009 -2010). L’accordo prevede facilitazioni dei visti e sta ora aspettando la firma del Consiglio
Vedere anche in inglese: http://www.statewatch.org/analyses/no-17-readmission.pdf
Leda Bargiotti